Sono passati dieci anni da quando ebbe l’inizio quello che allora chiamammo: “Corso di specializzazione in Arte della Pedagogia, Arte nel Sociale, Arte terapia”. Nel ricordare la nascita di Cinabro devo in parte ricostruire quello che era la realtà di quegli anni e di ciò che si muoveva nel mondo della terapia Antroposofica.

Le realtà più importanti in cui veniva richiesta la figura professionale dell’ Arteterapeuta erano Casa di salute Raphael di Roncegno, Artemedica e le scuole di Milano e noi eravamo presenti ed attivi in tutte queste realtà e, privatamente, mantenevamo una costante relazione con pazienti inviatici da medici antroposofi, in sintesi il nostro principale lavoro era sempre stato l’Arteterapia. Come talvolta accade agli artisti, non guardavamo al futuro ma la nostra iniziativa di allora si esauriva nel presente. Il presente dimostrava molta confusione intorno alla figura dell’ Arteterapeuta, spesso fomentata da sedicenti “terapeuti” senza una formazione e tantomeno un diploma. Alcuni dei nostri allievi, che praticavano con successo da anni arti figurative, chiedevano di poter approfondire gli aspetti terapeutici, altri ,sensibili ed artisticamente validi, per ragioni di destino o familiari non riuscivano a ripetere quello che era stata la “nostra” soluzione, cioè chiudere tutto e trasferirsi all’estero per concludere una formazione in Arteterapia.

I non pochi confronti che avevamo avuto con l’Arteterapia applicata nelle strutture pubbliche italiane, ci aveva confermato che sapevamo bene come muoversi nel mondo del “disagio”. Radicati a quel presente la decisione di dar vita ad una formazione venne da sola ed abituati a costruire tutto con il poco a disposizione, le cose si svilupparono in breve tempo, con la solita sproporzione tra qualità del servizio e la povertà dei nostri mezzi. Così discutendo e decidendo tutto insieme nacque il primo ciclo di Cinabro il 29.09.2002. Solo dopo ci è stato chiaro il valore aggiunto della nostra iniziativa. Non si attivava “uno” seguito poi da “altri”, bensì un gruppo che si costituisce “insieme” e che sceglie “insieme” di fondare un centro di formazione Antroposofico. Nel passare degli anni, con le luci e le ombre del mondo di oggi comprese quelle personali, ci é divenuto sempre più chiaro di quale straordinaria forma di “autorità” sia l’”unanimità” ! Il nostro metodo di Arteterapia ci era stato affidato alla fine di un periodo di formazione in scuole e di tirocinio in cliniche tedesche, dove lo avevano utilizzato e sperimentato per più di 40anni e che continuavano a fare ricerca su campioni di pazienti che allora erano molto vasti. 

 

Il metodo é una cosa delicatissima. Non lo si deve lasciare invecchiare, ma non bisogna neppure avere l’ansia di rinnovare sempre tutto. Un qualsiasi maestro di scuola sa bene che non é la novità la cosa importante, ma la capacità del maestro di rinnovarsi. Caso mai sarebbe meglio un elaborazione del metodo al posto del solo suo sfruttamento. La prima preoccupazione é la salute degli allievi. L’Arte di per sè ha un effetto dirompente sull’equilibrio emotivo. E’ per questa ragione che abbiamo sempre richiesto una precedente formazione, artistica e/o pedagogica o comunque una esperienza precedente in ambito sociale, perché gli allievi di Cinabro abbiano una loro struttura di partenza . Non stupirebbe nessuno se ai Musico-terapeuti si richiedesse la conoscenza di uno strumento….. Il metodo deve anche essere trasmissibile; se non é trasmissibile può divenire un pericolo per un sano sviluppo della volontà dell’allievo. Più o meno i metodi si basano su regole che a suo tempo il fondatore del metodo strutturò in un libro od in una serie di lezioni .

Un metodo fondato su basi antroposofiche deve essere capace di raccogliere i frutti che si generano dalla visione antropologica arricchita dai contenuti della Scienza dello Spirito. Deve essere quindi in grado di approfondire e perfezionare gli strumenti di osservazione e lettura atti a riconoscere i contenuti oggettivi in ogni manifestazione della realtà circostante. Questa necessità di strutturare un approccio oggettivo ha fatto si che, circa venti anni fa, a Dornach, diversi terapeuti di diversi metodi si confrontassero in un gigantesco lavoro durato 12 anni dove avvenne una confluenza tra il metodo Hauschka , il metodo G.Wagner ed il metodo Collot d’Herbois, con l’intento di costruire un sistema condiviso. Base di questo strumento nato dalla condivisione é l’osservazione quadripartita dell’ essere umano e della sua espressione artistica, la lettura triarticolata delle facoltà animiche e la connessione tra processi vitali e sensi che R.Steiner pone alla base della scienza medica e pedagogica . L’intervento terapeutico che scaturisce da questa pratica di “riflessione terapeutica” é stato definito : “orientato al processo” e deve potersi confrontare con qualsiasi processo artistico sia del passato, sia del presente e del futuro.

 

Si riconosce la potenzialità terapeutica del processo creativo quale intervento centrale della relazione con il paziente. La capacità rigenerante e risanante dell’operare artistico, quindi dell’arte, ma non nel suo momento finale di prodotto concluso, bensì del suo palpitare e fluire del divenire , cioè nel “processo creativo” . Va da sè che il terapeuta deve essere in grado di gestire un processo creativo . E’ altrettanto scontato che il terapeuta debba conoscere ed essere padrone del mezzo o dei mezzi che propone od utilizza nelle sedute terapeutiche, che siano colore, chiaroscuro, disegno oppure attività plastica. 

 

 

La sicurezza del terapeuta non dipende da quanti esercizi ha imparato, né quantomeno da quanti libri ha letto: in questo ambito arteterapeutico la componente neurosensoriale deve un pò retrocedere a favore della necessità di una grande padronanza dei processi artistici . Nella enorme varietà di esseri umani non é possibile avere un esercizio per tutti. L’aver maturato l’esperienza artistica fornisce lo strumento antropologico per andare incontro all’altro uomo che in quel momento è il paziente. Perchè questo é il dovere del terapeuta, l’andare a prendere il paziente dove esso si trova . Il filo rosso che condurrà tutti e due fuori dal labirinto è l’arte . Quindi il terapeuta deve essere anche un artista, ma questa creatività invece di tenersela per se ed esprimerla nell’opera d’arte, la mette a disposizione del paziente. 

E questo che si intende nell’ Arteterapia antroposofica come “sacrificio dell’arte” . Tale sistema é stato adottato dal BVAKT, l’albo di categoria degli Arteterapeuti tedesco nella rilevante necessità di proporsi con una struttura chiara e veritiera e nel contempo comprensibile, integrabile, spendibile in ogni contesto, non necessariamente antroposofico. Organizzare una formazione per adulti atta a veicolare questo uso del processo creativo non è stato mai facile e pur essendo al quinto ciclo non riusciamo mai a ripetere gli stessi programmi del passato. Ogni gruppo di allievi diviene una piccola identità autonoma e le necessità di un gruppo ed i tempi non sono mai del tutto paragonabili. Le lezioni devono sempre essere misurate sulle capacità e grado di apprendimento delle persone, quindi variano di anno in anno con buona pace di chi ci chiede la possibilità di conoscere i programmi in anticipo.

 

Seguendo un nostro programma generale la didattica viene stabilita mese per mese in base a ciò che riconosciamo assimilato o non, attraverso la lettura delle relazioni degli allievi (mensili ed obbligatorie) e le dinamiche interpersonali del gruppo. Il collegio dei docenti (che vuol dire sempre noi tre, tranne le volte che qualche altro docente o medico partecipa) si riunisce due volte la settimana e questo discutere e decidere tutto insieme fa aumentare molto le ore di lavoro, anche se in parte usiamo una grossolana divisione dei compiti, la didattica, le pubbliche relazioni e l’ aspetto economico. Nei 10 anni di attività Cinabro ha accolto come allievi circa 130 persone provenienti da diverse esperienze. Molte di queste hanno potuto acquisire nuovi strumenti o integrare in senso antroposofico competenze maturate in precedenti formazioni artistiche. L’esperienza professionale che i docenti di Cinabro hanno accumulato in campo lavorativo, supportata dai contenuti che l’antropologia antroposofica offre con generosità in ambito terapeutico, pedagogico ed artistico, ha potuto ampliare e fornire basi conoscitive e strumenti operativi a molti colleghi provenienti soprattutto dalle aree del nord Italia. 

Parallelamente a Cinabro , tutti e tre siamo impegnati in docenze in altre formazioni antroposofiche in Italia . Questo é un bene per noi, perché vivendo la nostra quotidianità socialmente, corriamo il rischio di aver meno stimolo al confronto. Il nome Cinabro apparve alle nostre coscienze improvvisamente. La scuola esisteva ormai da quasi due anni e noi eravamo un po’ in affanno perché il nome non “veniva”. Avevamo passato in rassegna tutti i Santi e tutti gli artisti e le persone di rilievo che avessero una qualche relazione con Milano e con il nostro lavoro, ma nessuno di questi risuonava con quello che idealmente riconoscevamo come nostro carattere. Poi improvvisamente questo nome piombò tra di noi ! Non ricordo chi lo proferì per primo, ma fin da subito ci sedusse. Riconduceva ad un passato europeo (anche se i cinesi non se lo fecero certo mancare) ed alla tradizione alchemica che dette origine e costituì i prodromi della scienza moderna . Il cinabro é una sostanza minerale composta di zolfo e mercurio, solfuro di mercurio per la precisione. Per gli alchimisti, opportunamente manipolato, era l’ elisir di lunga vita , indispensabile per la realizzazione della pietra filosofale . Rappresenta le Nozze Chimiche, il Mercurio che assorbe lo Zolfo e lo Zolfo che assorbe il Mercurio. Le due forze “muoiono” perché sono insieme avverse ed amorose. La Luna dell’anima, volubile e riflettente , si unisce al Sole immutabile dello spirito ritrovandosene contemporaneamente spenta e illuminata. Non ultima nella categoria della seduzione che subimmo allora, il bel rosso che deriva dal minerale e prende il suo nome.

Silvia Ortelli, Manuela Pagura, Renzo Rastrelli

 

Appendice Biografica

Quando ero piccolo mio padre ci portava spesso tra i bellissimi boschi di Monte Senario fino alla cima che ospitava il primo convento dei monaci Servi di Maria. L’ordine fu fondato da sette fiorentini che scelsero la via dell’eremitaggio alle infinite lotte che nella prima metà del XIII avvenivano in Firenze, distante dal monte 20 km. Sotto l’abazia é ancora possibile vedere le grotte dei Sette Santi eremiti e solo alcuni anni dopo divenne un ordine monastico con diramazioni in tutto il mondo. Tra i Servi di Maria conosciuti c’é Paolo Sarpi, e nei tempi recenti, Davide Maria Turoldo e Giovanni Vannucci. Quest’ultimo fu il primo che mi consigliò di lasciar perdere le letture che stavo facendo e dedicarmi a : “….leggi Steiner, lui é un puro e con lui non avrai problemi ! ” Queste furono le sue testuali parole, accadde quasi 40 anni fa, un giorno che ero andato a trovarlo nel suo eremo “delle Stinche”. 

Oltre alla vivacità intellettuale di questo ordine monastico, a mia conoscenza é l’unico Ordine che non ha alla sua nascita un Santo fondatore bensì questa Comunità di Fondatori dei quali nessun nome prevale sugli altri. Questa iniziale assenza di vertice e di verticismo rimane l’impronta più vera di un Ordine che sta per raggiungere il suo ottavo secolo di attività. Resto molto legato a Monte Senario ed a quello che rappresenta e personalmente cullo la presuntuosa speranza che un refolo della profumata aria del Monte abbia raggiunto Milano.

Renzo Rastrelli